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Italienska
Den 16 november 2008

Av GRAZIELLA
Erri De Luca, chi era costui ? In Svezia non lo si conosce, mi è stato detto, non è mai stato pubblicato e nemmeno citato. Peccato!

Erri De Luca è uno scrittore napoletano, scrive libri smilzi di pagine e densi, libri che si possono sempre infilare in una borsa e che si possono rileggere. Scrive anche poesie e testi teatrali.

Ho cominciato ad interessarmi di Erri De Luca quando ho letto che durante i bombardamenti su Belgrado da parte della NATO, era andato lì per dimostrare solidarietà agli abitanti di quella città. Durante la guerra nei Balcani ha guidato camion con aiuti umanitari e non è stato il solo napoletano a farlo. Anche a me si rivoltava lo stomaco al pensiero delle bombe su una città europea, sganciate da aerei partiti dal mio paese. Fermo restando l’orrore e lo sdegno per tutti gli eccidi della guerra in Bosnia, l’orrore e lo sdegno per gli stupri e le fosse comuni da parte dei Serbi…io le bombe me le sentivo addosso. Bambina di guerra, ricordo ancora troppo bene i bombardamenti della seconda guerra mondiale su città e campagne italiane..

Erri De Luca è nato a Napoli nel 1950 in una famiglia della medio borghesia dove in casa si parlava in “italiano senza accento”(Alzaia,Napoletano I) , come a casa mia, come me non ci abita più da tanto tempo.

Nel 1968 Erri De Luca ha 18 anni, è a Roma quando il movimento studentesco si fa sentire, prima piano poi con forza crescente e cerca di attirare gli operai nelle sue fila..Aderisce con convinzione  ad una “organizzazione volontaria, non governativa, non parlamentare, che si chiamava Lotta Continua” racconta in Alzaia(Mille lire), scritto nel 1977, poi ampliato ed aggiornato nelle edizioni successive. Alzaia è la corda che trainava battelli e chiatte sui fiumi contro corrente  e nel libro è una corda di pensieri, associazioni di idee e ricordi, memorie e osservazioni.

Lascia gli studi e la famiglia. Vende il giornale ”Lotta Continua” ai cancelli delle fabbriche siderurgiche statali Italsider  a Bagnoli, appena fuori Napoli, e a Taranto. Fa molti mestieri, è  magazziniere all’aeroporto di  Catania, fa il muratore. Conosce le cariche della polizia, la stanchezza del lavoro fisico all’aria aperta, non si risparmia. E scrive.

Il suo primo libro è del 1989, quando ha quasi quaranta anni “Non ora, non qui” sulla sua infanzia napoletana, scritto mentre lavora nell’edilizia. Ma anche “Tu, mio” (1998) è pieno del mare e del sole di Ischia in una estate lunga, lunga, di profumi di agrumi, di pomodori rossi mangiati a morsi, di frittura di gamberetti, ginocchia scorticate, spine di riccio nei piedi, la pesca con le lampare che di notte illuminano il fondo del mare alla ricerca di  polpi saporiti, mare trasparente, mare in tempesta. E una particolare ragazza, misteriosa, perché spesso pensierosa e silenziosa, bellissima per gli occhi imploranti e curiosi di un adolescente. Una ragazza ebrea. Quante domande, pochissime risposte reticenti. Nel primo dopoguerra non si riesce ancora a guardare in faccia quello che è successo, a dare nomi e spiegazioni.

Napoli ha un posto importante nel cuore di Erri De Luca, come nel mio. Città incantata, se guardi il mare, chiuso tra la penisola sorrentina, azzurra, con il Vesuvio troneggiante, e il profilo da sirena di Capri all’orizzonte. Voltando le spalle al mare, la città si arrampica sulla collina , deborda dall’altro lato nei quartieri spagnoli, vicoli e vicoletti, chiese antiche e monumentali, palazzi nobiliari una volta  bellissimi, decaduti, malandati, affogati in un  mare di case senza interruzione, senz’aria, senza spazio, senza un albero o un pezzettino di prato. Era la capitale di un regno. Città violenta e indifferente, perché sopraffatta. La violenza è sempre in agguato nei libri di Erri De Luca, esplode dopo una lunga preparazione oppure si sente vibrare in ogni pagina, elemento con cui si convive “Montedidio” (2002).

“Il giorno prima della felicità” (2009) è l’ultimo libro di Erri De Luca, presa di coscienza di un bambino cresciuto nei vicoli, senza famiglia, un po’ adottato dal portiere del palazzo, Don Gaetano,che cerca di spiegargli, come può e come sa, i fatti della vita e della morte. Si svolge durante le quattro giornate, l’insurrezione del popolo napoletano contro i tedeschi nel settembre 1943. I temi tornano, le domande pure, insieme alla condivisione.

Non so quanto di autobiografico entri effettivamente nei suoi libri, me lo sono chiesto varie volte, ma non avendolo mai incontrato, non ho mai potuto chiederglielo e comunque non è rilevante.

Anche in “Tre cavalli” (1999) il racconto è in prima persona e parla di una vita aspra in un tempo intermedio,  giardiniere pacificato dall’osservazione della vita vegetale, dalla crescita e dalla potatura,  per guarire da un amore che l’ha portato in Argentina e che l’ha spinto nella guerriglia armata (ricordate il generale Videla, non è vero?), di accettazione e ribellione, di  emigrazione ed emarginazione, temi che non solo in Italia sono attuali e rilevanti.

Erri De Luca è autodidatta, ha imparato tra l’altro lo yiddish e l’ebraico antico. Legge la Bibbia dall’originale e ne traduce con  gusto ed  esattezza, amore per la parola e per il suo specifico significato,  fa rivivere il testo. “Il libro di Ruth”(2000) “L’Ecclesiaste/Kohèlet”(1996),”Elogio del massimo timore, salmo secondo”, “L’urgenza della libertà”(1999) dal Levitico Vaikrà  e altri.

Non è credente, ma certamente il discorso religioso gli sta a cuore. Lo studia, lo intriga, ne scrive, ne parla, medita, ricerca, affiora da tante parti. “Una nuvola come tappeto” (1991) parla del viaggio degli ebrei nel deserto, passato il Mar Rosso. L’ho comprato e regalato tante volte a persone care.. “Mestieri all’aria aperta”, pastori e pescatori nell’Antico e nel Nuovo Testamento (2004) scritto in collaborazione con Gennaro Matino, parroco napoletano: il gusto di saper usare le mani per lavorare, l’esperienza  dei mestieri manuali, la solidarietà, cose che conosce personalmente.

C’è tanta poesia e delicatezza nel “In nome della madre”(2006) sulla maternità di Maria. Il frullo d’ali dell’angelo, il vento di primavera che le scompone le vesti, l’accettazione del suo destino. Durante i mesi di gravidanza, il bambino che sarà Gesù è tutto suo, non c’è ancora nessuna missione da compiere, nessun martirio di croce all’orizzonte… La fermezza della decisione di tenere quel bambino, in quella specifica società, rafforza la  comprensione di Giuseppe che accetta il volere della giovanissima madre e la protegge con il suo ruolo sociale e la sua forza, senza vergogna, con gioia.

Erri De Luca è anche un alpinista, si arrampica, spesso in solitaria. Nel testo della copertina del “Il contrario di uno” (2003) specifica: “Due non è il doppio ma il contrario di uno, della sua solitudine. Due è alleanza, filo doppio che non è spezzato”.

Ha partecipato perfino ad una spedizione sul Himalaya, raccontata nel libro “Sulle tracce di Nives” (2005) . Collabora a vari giornali, quotidiani di informazione, raramente viene intervistato alla radio, non l’ho mai visto in televisione.

Questo non è né vuole essere un elenco di tutti i suoi libri e pubblicazioni, per questo c’è Internet. Spero che leggerlo interesserà anche voi come interessa a me.

Graziella Romana

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